Le banche italiane e la strategia della cessione del credito

Unirec, l’associazione che riunisce la maggior parte delle società di recupero crediti, ha affermato che solo nel 2015 sono stati affidati alle stesse circa 60 miliardi di euro. In testa alla classifica il settore bancario e finanziario che aveva accumulato crediti per circa 47 miliardi di euro; seguono le aziende elettriche e dei servizi urbani.

Ma c’è un altro mercato che gioca un ruolo fondamentale per queste società: quello delle perdite delle imprese a causa dei crediti scaduti; si parla di cifre intorno ai 30-40 miliardi di euro.

In una situazione di profonda crisi le piccole e medie aziende sono le prime ad accusare il colpo, ma se il conto in banca risulta troppo in sofferenza occorre trovare delle soluzioni rapide ed efficaci per risanare il bilancio. Ricorrere alla cessione del credito pro soluto, per esempio, è una valida alternativa che da ampio respiro alla società in quanto consente di recuperare velocemente del denaro liquido da poter immettere nelle proprie casse.

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Foto da confapi.padova.it

Cedendo i propri crediti a una società terza infatti si può ottenere subito una gran parte della cifra ancora da riscuotere. Ovviamente il cessionario si sobbarcherà le operazioni di recupero crediti soltanto in seguito alla garanzia dell’esistenza e della validità dei crediti stessi: più sarà alto il rischio di insolvenza assunto, minore sarà la cifra che liquiderà al cedente.

Come detto in precedenza, le banche sono il settore più remunerativo per le società di recupero crediti; come non cogliere l’occasione di fronte a istituti bancari come MPS che ha deciso di cedere pro soluto un credito inesigibile lordo pari a 290 milioni di euro?

Un’operazione simile è stata messa in atto anche lo scorso maggio 2016 da Banca Intesa che ha deciso di liquidare pro soluto per circa 1 miliardo di euro un portafoglio di crediti al consumo in bonis.

Ha seguito la stessa strategia il gruppo Unicredit che ha deciso di cedere un portafoglio crediti in sofferenza di 420 milioni di euro: l’accordo è stato siglato intorno alla metà di aprile del 2016, ma l’impatto di questa scelta finanziaria si vedrà soltanto nel secondo semestre dell’anno.

Resta tuttavia da sciogliere un nodo fondamentale e che riguarda il prezzo di vendita di questi crediti, che può tendere a essere molto svalutato.

Articolo scritto in collaborazione con ADV Trade

 

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