Recuperare minusvalenze: conviene sempre?

Recuperare minusvalenze è l’obiettivo di molti, ma bisogna capire se vale effettivamente la pena recuperarle sempre o se alcune volte sarebbe preferibile abbandonarle. Prima di poter rispondere a questa domanda, è necessario vedere di cosa si tratta per inquadrare l’argomento in dettaglio. Le minusvalenze – e così anche le plusvalenze – sono considerate il risultato delle normali operazioni che si eseguono nel mercato finanziario. Al momento della vendita di un prodotto finanziario, il prezzo di questo potrebbe essere superiore o inferiore rispetto al costo di acquisto. Nel primo caso si ottiene la plusvalenza, sulla quale l’investitore è tenuto a pagare delle specifiche tasse. Nel secondo caso si ottiene invece una minusvalenza, perché il ricavato dell’operazione ha portato ad un capitale minore rispetto a quello speso per l’acquisto.

Le minusvalenze devono essere tenute in conto perché possono essere considerate dei veri e propri crediti fiscali, ecco il motivo per cui ci si chiede come recuperare minusvalenze. Gli investitori che registrano delle minusvalenze, infatti, potranno utilizzarle per effettuare un bilanciamento con delle plusvalenze prodotte. Lo scopo di questa operazione consiste nel dimostrare che c’è stata una perdita di capitale e che il guadagno ottenuto con altre operazioni è andato a riparare la perdita. In questo modo, l’investitore non sarà tenuto a pagare le imposte sulle plusvalenze che compensano le minusvalenze.

Le minusvalenze non devono essere dichiarate all’interno della dichiarazione dei redditi e nemmeno nel 730. Grazie all’opzione risparmio amministrato, attiva di base per tutti i conti corrente – a meno che il singolo cliente non decida di bloccarla – la gestione delle minusvalenze viene fatta in automatico dall’istituto di credito. Le minusvalenze cui si è andati incontro sono dunque dei crediti fiscali, la cui validità è di quattro anni. Trascorso questo lasso di tempo, non potranno più essere utilizzate per compensare eventuali plusvalenze ed andranno perdute per sempre.

Il recupero delle minusvalenze non avviene sempre allo stesso modo, dipende da come sono state generate queste minusvalenze. Per recupere minusvalenze bisogna dunque essere informati sulle procedure da seguire a seconda dei casi. Il recupero più semplice è quello dei crediti fiscali ottenuti con le azioni. Si esegue una semplice sottrazione tra il guadagno ottenuto con la vendita di azioni ad un costo superiore e la perdita derivante da titoli venduti a costo minore e si pagano le tasse solo sulla differenza, a patto ovviamente che sia positiva. Lo stesso discorso vale per le obbligazioni.

Il recupero è diverso invece per gli ETF e per i fondi. Per compensare una minusvalenza di un fondo di investimento o di un ETF non si può utilizzare una plusvalenza ottenuta con gli stessi strumenti di investimento, ma bisognerà utilizzare una plusvalenza ottenuta con obbligazioni, azioni o certificati. Ci sono anche delle polizze assicurative specifiche che possono essere stipulate da coloro che investono con ETF e fondi per proteggersi da eventuali minusvalenze, ma sono a discrezione del singolo investitore.

Siamo giunti al momento di rispondere alla domanda iniziale, ovvero capire se recuperare minusvalenze sia sempre conveniente o meno. La risposta è che dipende dalla situazione: un errore commesso da molti è effettuare nuovi investimenti con il solo scopo di recuperare i crediti fiscali, dimenticando però che nessun investimento è sicuro al cento per cento. Non sempre dunque conviene effettuare il recupero, talvolta è preferibile lasciar decadere i crediti fiscali.

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